Sthula Sharira

Il Corpo “ Tempio”

Quando parliamo di “noi stessi” facciamo sempre riferimento a quell’insieme di caratteristiche ideali ed astratte che corrispondono al carattere e alla personalità con cui ci identifichiamo. Raramente però, quando diciamo ‘io” ci riferiamo con dovuta comprensione alla totalità dell insieme psico-emotivo-fisico che siamo, anche se ovviamente ognuno di noi ha una certa consapevolezza seppur vaga del proprio essere corporeo come pure del proprio piano psico-emotivo. Siamo in effetti abituati a considerare noi stessi dal punto di vista di come sembriamo più che dal come ci sentiamo e ancora meno dal come realmente siamo. Tutto questo caratterizza totalmente la nostra vita , condizionandola non più attraverso i fattori contingenti esterni, ma facendola condizionare dagli aspetti soggettivi del nostro mondo interiore i quali vivono e traducono l’esperienza della nostra vita secondo i movimenti e le contingenze interiori. Da ciò possiamo comprendere di come il senso reale della vita ci sfugga lasciandoci prigionieri di un mondo irreale creato dalla nostra sfera psico-­emotiva, un mondo fatto di immaginazione, non circostanziato agli eventi “reali” Questo è quanto l’insegnamento dello Yoga afferma: il mondo così come lo percepiamo è pura illusione, è Maya. Siamo prigionieri di Maya, l’illusione, ma nonostante ciò la vita, che è munifica e salvaguarda in un certo senso se stessa ci ha ancorati saldamente a se attraverso una dinamica predisposta al fine di poterla riconoscere, comprendere e condividere. Questa dinamica, che possiamo definire un aspetto essenziale dell’essere è : la Sensazione.  La sensazione ed i sensi ci legano alla vita e sta a noi divenirne consapevoli e rapportarci ad essi nel modo giusto. Nello yoga i sensi vengono chiamati Jnana indriya, organi di conoscenza perché attraverso di essi possiamo divenire consapevoli del mondo esterno, entrare in contatto con esso, conoscerlo e comprenderlo. Il maestro Omraam Michael Aivanov, gran maestro della Fratellanza Bianca Universale, afferma: la comprensione, la vera comprensione non è data da qualche cellula del cervello. E’ data da tutto il corpo, anche dai piedi, dalle braccia, dal ventre, dal fegato... tutto il corpo, tutte le sue cellule devono comprendere. La comprensione è una sensazione. Voi sentite e in quell’istante comprendete e sapete, perché avete provato. Nessuna comprensione intellettuale può essere paragonata alla sensazione. Il corpo diviene quindi elemento essenziale per la comprensione della vita, ed è per questo che lo yoga incentra il suo primo lavoro sulla dimensione fisica, primo gradino della grande ascesa. Nell’insegnamento yoga la dimensione corporea è chiamata Sthula Sharira:

sharira corpo, veicolo, involucro
sthula — rozzo , denso, grossolano, vuoto:

Lo voga vede il corpo come una condensazione delle vibrazioni materiali e afferma che esso è un entità distinta dall’essere umano o individuo che lo abita e ne usufruisce come abitazione temporanea nel suo viaggio terreno. Lo yogi Paramahansa Yogananda afferma altresì: che il corpo e la vita ossia la coscienza insita in esso, sono entità distinte, che l’essere umano non è il corpo mortale, ma l’immortale coscienza trascendente.”La difficoltà che l’uomo incontra nella comprensione di tale affermazione nasce dalla incapacità di sperimentare questa indipendenza perché il suo essere è pienamente identificato nella percezione illusoria della vita (Maya). Nel suo stato di sonno cosciente egli scambia le sue reazioni come azioni dettate dalla sua coscienza, quindi come azioni consapevoli. In realtà tutta la sua vita è un risultato di stimolo e risposta automatica; egli non è consapevole della vita che vive dentro di lui, non è consapevole dei meccanismi che condizionano le sue risposte, così come non è consapevole delle sue reali possibilità e delle sue potenzialità. Egli ha relegato tutto il suo essere”(la sua coscienza Reale”) alla coscienza insita nel corpo, la coscienza della vita biologica, quella che nel sistema di insegnamento della “Quarta via” viene definita coscienza della vita di mantenimento o coscienza di sopravvivenza. In questo stato di coscienza l’individuo non è consapevole del suo se e si auto-definisce in maniera molto vaga identificandosi con la personalità che egli esprime, cioè quell’insieme di reazioni schematiche prodotte dai condizionamenti ricevuti con cui traduce la vita. Lo yoga asserisce che: “ Lo Spirito Supremo che risiede nel corpo è lo spettatore distaccato, è colui che acconsente, che sostiene e sperimenta, è il grande Signore e il più alto Sé ... . sebbene dimori in tutto il corpo, il Sé è sempre immacolato. Riscoprire questo Sé interiore che è lo scopo primario dello voga, significa recuperare il senso della vita, riappropriarsi delle sensazioni. E’ conoscere ciò che realmente siamo, il noi stesso” nel suo aspetto reale e globale. Lo yogi (colui che pratica lo yoga) impara che i nervi efferenti e afferenti sono i mezzi tramite i quali l’anima entra in contatto con la materia e che ,spiritualizzando tale contatto può esprimere attraverso il corpo il proprio potenziale. Per ottenere la spiritualizzazione delle funzioni meccaniche del corpo bisognerebbe come primo passo divenirne consapevoli, dopodiché acquisendo la giusta dimensione del testimone interiore “il Sé” ,si riuscirà a percepire il corpo come l’involucro, l’abito che ci riveste ed allora e solo allora potremmo sentirlo come il “tempio” in cui possiamo offrire tutta la vita che sperimentiamo all’assoluto che ci contiene. Come una cattedrale che è formata da una struttura densa e vuota, la quale funge da involucro ad uno spazio adibito al contatto con il divino, così il corpo allo stesso modo viene concepito come un tempio veicolo di comunicazione con l’assoluto, con il divino di cui non è altro che una trasposizione. Quando l’uomo riconosce al corpo questa funzione originale, cercherà il modo di ri-accordare a tutte le parti di esso le giuste funzioni affinché possano operare alla realizzazione dello scopo comune : l’evoluzione dell’ uomo.